Riflessione sul non convenzionale
Faccio parte del Crazy marketing Network (lo potete vedere nella sidebar). E’ un Network di professionisti che credono in parecchie cose che potete trovare nel Manifesto del Crazy Marketing Network che io condivido, nella maniera più assoluta.
A volte, però, mi pongo delle domande.
Che cos’è il non-convenizionale?
Basandoci puramente sulla semantica, non convenzionale è ciò che esce dalle convenzioni, dalle abitudini, dalle tradizioni.
Quindi: in un contesto come il mio, dove il marketing americano anni ‘50 sta iniziando a prendere piede, dove l’impresa sta iniziando a fugare i suoi sospetti nei confronti di questa disciplina, dove l’imprenditore sta imparando a pronunciare la parola budget, dove si colloca il non convenzionale?
Se quando propongo ad un mio cliente una strategia di fidelizzazione mi guarda storto, come posso proporgli una campagna virale, un evento iperlocalizzato, uno stickering, un guerrilla o un più semplice contest…?
Temo che la risposta sia drastica: per alcune aziende, non convenzionale significa uscire dalle SUE tradizioni, significa utilizzare la parola marketing, significa iniziare oggi un percorso di apprendimento sulla disciplina che è iniziato più di mezzo secolo fa.
Scusate lo sfogo e il tono un po’ pessimistico, ma ho appena ricevuto una telefonata da parte di un cliente che mi ha fatto cadere le braccia (per non essere volgare) e mi stanno ancora rotolando sotto la scrivania
Appena mi sono ripreso lo scrivo su Gentile Cliente








Classe '78. Laureato in scienze della comunicazione. Account di una piccola ma attivissima agenzia di comunicazione. Pregi: propositivo (nei brain storming sono quello che le spara più grosse... e spesso ho ragione!), ottimista (Non esistono problemi, solo soluzioni), non mi prendo troppo sul serio. Difetti: a volte nervoso, disordinato, fumatore incallito.