Daniele mi invita, in un commento al mio post sul guerrilla marketing a leggere l’articolo Free as lunch [pdf] scritto da Gianni Lombardi, apparso su “Il latore della presente“, newsletter dell’ADCI.
Con i tempi lunghi propri dell’account, ho provveduto a leggere l’articolo in questione (sono stati giorni di fuoco).
Cito:
In pubblicità ci sono due categorie di persone: quelle che si limitano a trasferire i problemi e quelle che li risolvono. Alla seconda categoria appartengono i responsabili produzione e i creativi, e, più in particolare, i freelance, che talvolta rivestono i ruoli sia di creativi sia di responsabili della produzione, soprattutto se sono art director.
[...]
E’ arrivato il momento di rendersi conto che l’account e il cliente che ti chiedono il lavoro per ieri “perché è urgente” prima di tutto sono in difetto perché hanno gestito male la loro parte del lavoro, secondariamente dovrebbero baciarsi i gomiti e ringraziare cento volte il creativo e il freelance che accettano il lavoro perché sono loro che GLI risolvono il problema e creano abbastanza valore aggiunto anche per pagare il suo stipendio di account, di direttore clienti, di amministratore delegato.
Innanzitutto, siamo sicuri che l’account si diverta a temporeggiare, non voglia gestirsi i tempi, e chieda all’art director il famigerato entro ieri? Non è più verosimile che sia il cliente ad avere tempi ridottissimi? Cosa ci guadagna l’account a dare il lavoro all’altra categoria, quando il suo compenso dipende dalla consegna del lavoro finito?
Ricordiamoci che la prima categoria Reparti marketing, account, amministrativi, centri media e la seconda, formano una squadra. Una squadra di professionalità complementari.
La comunicazione (come qualsiasi altro servizio) è, di fatto, una serie di azioni volte alla risoluzione dei problemi ed entrambe le categorie chiamate in causa sono parti della soluzione. Senza l’art non ci sarebbe il lavoro finito, senza l’account non ci sarebbe il lavoro (almeno non qui in agenzia).
Quindi, la squadra che analizza i bisogni del cliente, ne studia le possibilità, studia obiettivi, tattiche e strategie è essenziale per fare in modo che l’art director (al quale va tutto il mio appoggio, la mia riconoscenza e la mia personale invidia per le sue capacità), i grafici, i freelance e tutti quelli che appartengono alla seconda categoria, possano creare la comunicazione più efficace, strana, accattivante che si vuole.
Le due squadre non sono antitetiche, non lo devono essere. Account e art director, mi si perdoni l’estrema semplificazione, devono essere fronte unito per risolvere i problemi del cliente; si badi bene, non ho scritto i problemi posti dal cliente.
Per quanto mi riguarda sono assolutamente convinto che nessuna delle categorie sia autosufficiente per poter proporre al cliente soluzioni valide per la sua comunicazione.
Parlando sempre per la mia esperienza personale: mi è capitato di vedere un lavoro, nella fattispecie, un catalogo.
Tale catalogo, per taccagneria del cliente, è stato fatto esclusivamente da un grafico.
Il risultato è un catalogo molto bello, con foto sensazionali, con qualche errore perché “il grafico crea, mica corregge” (e sono concorde al 100% con questa affermazione). A livello commerciale, a detta del cliente, si è rivelato un flop clamoroso, con un ritorno dell’investimento minore di zero.
Ora, siamo convinti che un grafico, un art director, un responsabile di produzione debbano occuparsi della gestione del cliente in senso ampio? Delle sue strategie commerciali? Di sapere come è composta una rete vendita quando si lavora ad un catalogo?
Ricordiamoci che in una squadra di “due categorie” siamo tutti necessari, ma nessuno essenziale.
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