Accountentando

Cercando di fare l’account, tentando di accontentare un po’ tutti

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Vettoriale vs Raster

Vettoriale e Raster sono due termini che vengono di solito utilizzati nel mondo della grafica (e della stampa) per descrivere due tipologie di immagini.

I due nomi definiscono il metodo utilizzato dai processori grafici per visualizzare (e trattare) un’immagine.

Un’immagine vettoriale è definita in base a punti, linee e poligoni semplici. Le distanze tra i punti che compongono le immagini sono regolati da delle equazioni.

Un’immagine raster, invece, è definita da una griglia di pixel ciascuno dei quali ha un colore diverso che nell’insieme formano l’immagine.

Per semplificare si può dire che un’immagine vettoriale è come un asse cartesiano i cui punti sono definiti da delle coordinate, mentre un’immagine raster è come un quadro dei puntinisti.

Il vantaggio di essere definita da equazioni matematiche è che ridimensionando un’immagine vettoriale la sua qualità non cambia: le distanze tra i punti sono sempre proporzionali.

Al contrario, ridimensionare un’immagine raster significa dilatarne la griglia, quindi aumentare la dimensione dei punti che la compongono. Questo rende impossibile mantenere la qualità. Il risultato sarà un’immagine “pixelata”.

Imprecisioni, errori e cavolate sono presenti in questa voce. Questo è dovuto al fatto che l’account deve spiegare al cliente l’effetto di una tecnica e non la tecnica. Proprio come so che schiacciando il pedale della frizione posso cambiare marcia alla mia accountmobile ma non so minimamente cosa questo comporti da un punto di vista meccanico.

Detto questo accetto qualsiasi nota o commento da parte di chi ne sa più di me.

Lo so, esiste wikipedia, ma se dico ad un cliente di cercare una definizione di vettoriale e raster mentre gli parlo al telefono spiegandogli che non posso utilizzare la gif 30×30 a 72 dpi che ha nel sito per fare una gigantografia.

Quando avrò voglia parlerò di risoluzione e di dimensione dell’immagine (non ci ho capito molto, quindo prima devo chiedere a Giampy).

Cos’è un logo

Ho promesso di spiegare il logo di accountentando. Per fare questo preferisco creare una base semantica comune, costruire un percorso in modo che si capisca di cosa stiamo parlando quando utilizziamo un certo termine.

Nel definire alcune parole della comunicazione è facile trovarsi in disaccordo, cosa dovuta al fatto che, per quanto mi riguarda, gli studi accademici sono stati contaminati dalle consuetudini linguistiche utilizzate per poter comunicare con i clienti.

All’imprenditore del nord est gli girano un po’ le balle quando inizi a parlare tecnico ed alza delle barriere che rendono ogni spiegazione inutile (soprattutto in fase di preventivazione di un lavoro). Non lo biasimo, se qualcuno che mi vende qualcosa di altamente tecnico e mi parla difficile, la prima cosa che penso è ad una grandissima e sonora fregatura.

Quindi parlando e soprattutto scrivendo (preventivi e fatture) devo guardarmi bene dall’utilizzare anche solo la parola marketing. Ovviamente questa contaminazione mi porterà a dare definizioni di termini tecnici che potrebbero far rivoltare lo stomaco dei puristi, ma qui si parla di quello che accade ad un account ben specifico, in una realtà ben specifica. Quindi correggetemi, ditemi la vostra, ma quello che scrivo qui è la realtà dei fatti che vivo tutti i giorni (tesisti, se capitate qui non copiate ed incollate nulla, non mi assumo la responsabilità di quanto scrivo).

Tornando a noi:

Ho notato la presenza di un bel po’ di confusione riguardo la definizione di logo(tipo). Sembra essere prassi comune utilizzare la parola logo come sinonimo di brand (marca).

Il brand o marca è costituito da simboli concreti come il nome, lo slogan e la parte di design e comunica l’identità di un’azienda, di un prodotto o di un servizio. [cfr. wikipedia].

Spessissimo il logo(tipo) e la parte grafica vanno a braccetto: la scelta di un font, di un allineamento, di un’ondulazione, rendono, di fatto, la parte testuale del brand quasi indistinguibile dalla parte prettamente grafica.
Ad esempio la marca Coca Cola è di fatto un marchio grafico, ma nasce dalla calligrafia del primo contabile di John Pemberton.
Il logo Nike, al contrario, nella sua evoluzione, è arrivato a rinunciare totalmente alla parte testuale, lasciando tuttavia inalterata la riconoscibilità del famoso swoosh
Sarebbe difficile cercare un esempio di una marca rappresentata solo da una scritta, perchè anche la scelta di un font è una scelta grafica.

E’ comprensibile allora questa confusione. Quindi personalmente concordo nel definire il logo come il simbolo costituito da testo e grafica (non sempre contemporaneamente presenti) atto a contraddistinguere l’identità di un’azienda, di un prodotto o di un servizio.

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Copywriter

Per rispondere al commento di parolamia06 vediamo di capire chi è il copywriter.

Dunque, il copywriter è l’addetto ai testi. E’ la persona, a fianco dell’art director, che costituisce la coppia creativa. L’unione delle due intelligenze, quella estetica e quella lessicale, porta ad ottenere un prodotto di comunicazione finito.
Nell’immaginario collettivo il copy è quello che scrive i testi per le pubblicità per i media tradizionali (Tv, Cinema, Riviste, Affissioni) si veda sempre What Women Want.
In realtà è la punta dell’iceberg.Infatti il copy è la persona preposta a scrivere anche i testi dei cataloghi, le descrizioni dei prodotti, spesso a proporre un naming per la gamma di un’azienda.
Se sognate di inventarvi slogan come Punt e mes, Soprattutto Fernet Branca ed affini bhe, portate pazienza.

Per fare il copy bisogna possedere certe qualità:

  • una buonissima padronanza della lingua italiana, nel suo lessico e nella sua sintassi;
  • un’ampia cultura generale, per poter creare giochi metaforici e di pensiero laterale che siano immediati per il pubblico medio;
  • non deve avere blocchi dello scrittore: se serve un claim per un’azienda che produce astucci per gioielli entro ieri, entro ieri lo devi fare: “L’emozione inizia dall’astuccio” è uno dei claim che più mi sono piaciuti (utilizzato, per ora, solo per un catalogo di Arca astucci, del gruppo morellato, ma sono soddisfazioni pure quelle);
  • deve leggere come un ossesso, libri, libroni, libracci;
  • non deve essere geloso di ciò che scrive, che potrebbe venir violentato da clienti, grafici e anche dall’account (in fondo è lui che conosce il cliente);
  • e molte altre ancora

Cosa in realtà è tenuto a scrivere un copywriter:
Sito di un’azienda che opera nel settore dell’abbigliamento professionale;
Catalogo di un’azienda che commercializza piccoli elettrodomestici (trova il nome per 23 ventilatori tutti uguali, caro copy);
Sito di un’azienda di stampaggio di materie plastiche;
Folder per una banca di credito cooperativo;
E tutto in una settimana.
Dimenticavo: c’è il company profile di una bella azienda di gioielli e cornici di alta qualità; ovviamente sempre per ieri.

Esistono poi anche i clienti; già, questi mica accettano tutto in un’unica volta.
E i migliori copywriter sono proprio i clienti (stessa cosa dicasi dei migliori grafici, fotografi, designer). Quindi il copy, a sunto di tutto ciò, deve armarsi di santa pazienza, e aspettarsi che il suo testo così filante, semplice e sintetico venga stravolto da un cliente che magari di corregge pure un po’, perché si scrive con l’accento!

Ora scusate, ma è arrivata la terza rettifica sulla quinta correzione di una scheda tecnica, devo darci un occhio!

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Da grande farò l’account

Accademia

Secondo i libri, l’account è la quantità di denaro che un’impresa affida ad un’agenzia di pubblicità o di comunicazione affinchè questa ne gestisca l’immagine. Nel linguaggio di tutti i giorni, tuttavia, per indicare tale quantità di denaro si utilizza il termine budget; quando si sente dire account si deve sempre intendere questa parola come l’abbreviazione colloquiale di account executive, account supervisor e account director. Questi personaggi, in ordine crescente di importanza, sono gli individui che in un’agenzia di comunicazione gestiscono il budget stanziato da un’azienda per la propria comunicazione.

L’account, in altre parole, è la persona che segue i clienti, analizzandone gli obiettivi, proponendo strategie e realizzando strumenti atti al raggiungimento degli scopi.

Vita reale

Il sottoscritto lavora come account in un’agenzia di comunicazione di Treviso specializzata nell’affiancare a 360 gradi le piccole e medie imprese nella loro comunicazione di tutti i giorni.

Tutto ciò che questo blog si prefigge di fare è capire cosa fa veramente un account nella vita di tutti i giorni. Se cercate in questo blog le affascinanti storie della vita in un’agenzia di pubblicità in stile What women want sognatevelo. Qui si parlerà di reazioni del tipo “Cossa xeo che te me vendi ti?*” alla frase “Siamo un’agenzia di comunicazione e marketing e siamo venuti a trovarla per presentarci”.

Buon accounting a tutti

*cos'è che mi vendi?
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  • Commenti Recenti

    • Account: Assolutamente no, sono fresco come una rosa…
    • Woman: Direi che hai proprio bisogno di ferie :)
    • Woman: Mooolto carino… anche io mi sono Manghizzata ;) Buona giornata :)
    • Yoc2008: Grazie a voi per darci voce ma soprattutto per divertirvi a reinventarvi ogni giorno. Presto sarà attivo...
    • Giovanna: decisamente il secondo, si si si Giovanna