Prendo spunto da un post di Marco in cui pubblica, basito, un articolo di giornale in cui il titolo afferma che Google rende più stupidi, almeno secondo alcuni scienziati inglesi. Marco ha fatto un po’ sua questa crociata di raccogliere i titoli della carta stampata da cui la rete e i suoi utilizzatori appaiono come il male assoluto; esiste forse una campagna dei titolisti contro internet? Rimando a voi i commenti sul blog di Marco.

Secondo l’articolo, la “Generazione Google” soffre di distrazione cronica. In altre parole, la tecnologia (per i media l’equazione Google=Internet=Tecnologia è una semplificazione tanto comoda quanto sbagliata) ci dis-trarrebbe, ci porterebbe lontano dalla nostra pista di ricerca.

Personalmente mi trovo abbastanza concorde con questa affermazione: la grande quantità di informazioni disponibili e la velocità con la quale possiamo accedervi, porta a due conseguenze:

  • così tanto a disposizione e così poco tempo: questo porta li fruitore delle informazioni a leggere velocemente, poco approfonditamente e la consultazione sta diventando sempre di più una lettura superficiale;
  • inoltre, l’ipertestualità permette la costruzione discrezionale di percorsi pressoché infiniti che portano, spesso, ad un gironzolare infruttuoso tra i vari link.

Pur credendo all’esistenza di questi rischi, è innegabile che ogni innovazione tecnica o tecnologica avvenuta nella storia dell’essere umano ha portato a delle conseguenze, ad un cambiamento degli schemi mentali.
Tanto per fare un breve excursus:

  • la nascita della parola, la capacità quindi di comunicare in maniera precisa con i propri simili ha portato alla nascita delle prime società;
  • la nascita della scrittura, ha portato alla possibilità di comunicare in maniera differita nel tempo e nello spazio;
  • la stampa ha aumentato la diffusione degli scritti;
  • i media di comunicazione di massa hanno amplificato ulteriormente la possibilità di comunicare;
  • la rete, infine, ha dato la possibilità di comunicare in tempo reale e di ottenere sempre maggiori informazioni evolvendosi fino a quello che è il web 2.0: innovazione sotto l’occhio attento dei media come traviatrice dei giovani e causa di  ogni male.

A ben pensare tutte queste innovazioni hanno scatenato la lite tra apocalittici ed integrati.

  • Per quanto riguarda l’avvento della parola sicuramente (anche se non ne ho le prove) ci saranno stati individui che non hanno accettato di buon grado la novità;
  • l’avvento della scrittura ha portato Platone a scagliarsi contro di essa, paventandone la capacità di distruzione della memoria;
  • anche l’avvento della stampa ha avuto i suoi apocalittici, se la conoscenza era, un tempo, a disposizione di pochi, l’alfabetizzazione di massa che ha avuto inizio proprio grazie alla disponibilità di testi resi disponibili dalle tecniche di stampa, ha spaventato non poco i titolari della sapere (a tutt’oggi molte religioni non lasciano l’interpretazione dei testi sacri a chiunque, ma solo al celebrante e sospetto che sia un modo per mantenere un certo distacco culturale piuttosto che per ragioni di fede, ma posso sbagliarmi);
  • i mass-media classici, in particolare la televisione, ha risvegliato l’acredine di molti. Esemplificativo il saggio di Karl Popper: Cattiva maestra televisione;
  • infine la rete, come possiamo vedere oggi, ha dato nuova forza agli apocalittici che si scagliano su di essa senza la minima cognizione di causa (il  risultato è la grande quantità di disinformazione che ruota intorno a questo mondo).

Ogni strumento porta ad un cambiamento degli schemi mentali di un individuo. Sta all’intelligenza umana, contrapposta alla stupidità citata in alcuni titoli, capire come utilizzare lo strumento e quindi adottare il giusto schema mentale. Non cadiamo nell’errore di non aver nessuna parte in questa metamorfosi del modo di pensare!

Ogni volta è stata una sfida difficile per l’uomo e non sempre i benefici di una nuova tecnologia sono maggiori dei danni che essa porta, ma questo deve portarci ad utilizzare i nuovi strumenti con intelligenza e a non farci spaventare da ciò che non conosciamo.

Immagine creata qui

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