Riflessione sul non convenzionale
Faccio parte del Crazy marketing Network (lo potete vedere nella sidebar). E’ un Network di professionisti che credono in parecchie cose che potete trovare nel Manifesto del Crazy Marketing Network che io condivido, nella maniera più assoluta.
A volte, però, mi pongo delle domande.
Che cos’è il non-convenizionale?
Basandoci puramente sulla semantica, non convenzionale è ciò che esce dalle convenzioni, dalle abitudini, dalle tradizioni.
Quindi: in un contesto come il mio, dove il marketing americano anni ‘50 sta iniziando a prendere piede, dove l’impresa sta iniziando a fugare i suoi sospetti nei confronti di questa disciplina, dove l’imprenditore sta imparando a pronunciare la parola budget, dove si colloca il non convenzionale?
Se quando propongo ad un mio cliente una strategia di fidelizzazione mi guarda storto, come posso proporgli una campagna virale, un evento iperlocalizzato, uno stickering, un guerrilla o un più semplice contest…?
Temo che la risposta sia drastica: per alcune aziende, non convenzionale significa uscire dalle SUE tradizioni, significa utilizzare la parola marketing, significa iniziare oggi un percorso di apprendimento sulla disciplina che è iniziato più di mezzo secolo fa.
Scusate lo sfogo e il tono un po’ pessimistico, ma ho appena ricevuto una telefonata da parte di un cliente che mi ha fatto cadere le braccia (per non essere volgare) e mi stanno ancora rotolando sotto la scrivania
Appena mi sono ripreso lo scrivo su Gentile Cliente








Classe '78. Laureato in scienze della comunicazione. Account di una piccola ma attivissima agenzia di comunicazione. Pregi: propositivo (nei brain storming sono quello che le spara più grosse... e spesso ho ragione!), ottimista (Non esistono problemi, solo soluzioni), non mi prendo troppo sul serio. Difetti: a volte nervoso, disordinato, fumatore incallito.
Aprile 16th, 2008 at 01:39
Matteo, il Non-Co (ahah, l’ho coniato or ora…ma sono le 2 di notte) per definizione non è detto che si possa applicare a tutte le situazioni e per tutti i clienti. Lo spieghiamo anche in uno dei prossimi video del CMN. Sul ritardo culturale di certe aziende…beh…il censore poi sarà il mercato, nel senso che se questo cambia (e cambia, cavolo se sta cambiando) quelle aziende culturalmente vecchie gradualmente moriranno. Il punto è: siamo pronti in Italia al ricambio?
Aprile 16th, 2008 at 03:03
Qualcosa si sta muovendo. Certo. Per ora sono in pochi. E sono i grandi marchi a farlo in maniera maggiore ma io credo che il non convenzionale sia il futuro. Soprattutto per le PMI che non hanno grossi budget da spendere in media tradizionali. Proprio in base alla “scarsita” di fondi ed alla “località” di alcune tecniche (nella mia città il primo ambient ad umana memoria risale alle primarie per la scelta del candidato sindaco in questa campagna elettorale) io sostengo che le PMI dovrebbero avere un approccio molto più media neutral che colpisca “direttamente e unicamente” il target di riferimento. Purtroppo moltissimi degli industriali sono rimasti legati al concetto che pubblicità e promozione = stampa, affissioni, radio, televisione e, al massimo dell’innovatività, sito vetrina sul web.
Aprile 16th, 2008 at 07:57
Hai ragione su tutta la linea. Solo una precisazione: Moltissimi industriali *sono arrivati* al concetto che pubblicità e promozione = stampa, affissioni, radio, televisione e, al massimo dell’innovatività, sito vetrina sul web.
Aprile 17th, 2008 at 19:24
quanto pessimismo….
in realtà a mio parere (ma sono un profano) internet ha avvicinato al mktg molte aziende medio piccole.
il problema è capire cosa vogliono. ti assicuro che spesso sarà il cliente poco reattivo, ma a volte ci si trova di fronte a professionisti della comunicazione decisamente improvvisati, poco più che smanettoni.
comunque complimenti per CMN ed un saluto all’ottimo alex (aaa copywriter)
andrea
Aprile 17th, 2008 at 19:32
Ciao Andrea, non dirlo a me di “professionisti” smanettoni, è una battaglia
A parte il pessimismo del post che era dovuto ad una telefonata molto particolare, direi che capire cosa vuole il cliente non è facile soprattutto quanto è il cliente stesso a non sapere cosa vuole.