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account | 4 Marzo 2007Appena laureato, ho spedito un paio di curriculum alle varie agenzie di comunicazione/pubblicità del circondario. Il sogno di una vita si realizzava: sarei andato a fare la pubblicità! Sarei venuto a contatto con grandi aziende che chiedevano di applicare i miei studi (e le mie passioni) alle loro esigenze. Sognavo pure un’impresa di servizi finanziari per poter mettere in opera la mia tesi, applicare le teorie studiate e quelle mie personali sul messaggio pubblicitario nei servizi finanziari.
Il primissimo lavoro che ho seguito è stato un piccolo menù per un bar di una piccola zona industriale del veneziano. In agenzia non conoscevo nessuno, erano i primi giorni, non avevo la confidenza che ho oggi con l’art director. A parte la delusione per il lavoro da fare (un menù, 20 copie, ma per favore!) c’era la consapevolezza che una volta portato a casa il lavoro, spiegato all’art director, altro non dovevo fare che attendere la stampa della prima bozza da portare al cliente. Poi il lavoro è stato consegnato con somma soddisfazione del cliente che altro non voleva che un elenco di panini e una tabella con i prezzi.
Vedere che in agenzia, nel frattempo, si fotografavano astucci per gioielli e si impaginava un catalogo mi faceva un po’ invidia. Il grafico, assunto un giorno prima di me, adorava il lavoro che gli avevo portato perché poteva farlo tra un astuccio e l’altro per distendersi, per rinfrancar lo spirito tra un enigma uno scontorno e l’altro
In quell’occasione ho imparato che tecnicamente un foglio non ha fronte e retro, ma bianca e volta e che per stampare pochissime copie non conviene l’offset ma una stampa digitale.
Consegnato il lavoro, aspettavo con ansia il momento in cui sarebbe toccato seguire una campagna pubblicitaria… Momento che ad oggi non è arrivato come credevo io!
Stiamo parlando di clienti che acquistano pagine su giornali locali o riviste specializzate e ci chiedono di realizzare una grafica che loro hanno già pensato. Acquistando spazi quando ci sono offerte speciali non esiste per loro un media planning e quindi la possibilità di studiare una campagna di largo respiro.
Con il tempo ho smesso di desiderare la richiesta di una campagna pubblicitaria stile agenzia di comunicazione di Milano, ma ho raggiunto la consapevolezza che, nella quotidianità , le aziende del nordest hanno altre necessità : lo stampato (coordinato commerciale, depliant, folder, brochure, cataloghi e chi più ne ha…).
Prima di iniziare a lavorare ex novo ad uno stampato ho dovuto superare la prova del fuoco: il battesimo del correttore di bozze.
Già dalla stesura della tesi mi sono accorto che non esiste un libro senza refusi. Il giorno in cui ho preso le mie copie rilegate mi sono accorto di un madornale errore dovuto alla revisione di un paragrafo che, grazie al copia ed incolla, mi ha fatto saltare una parola.
La correzione di bozze mi è servita, non tanto per imparare un mestiere, ma per capire le difficoltà tecniche dell’impaginazione, la scarsa compatibilità tra gli editor di testo o di fogli di lavoro che usano i clienti per fornirci il materiale e i programmi utilizzati per impaginare (vi assicuro che riportare una tabella fatta in Excel in Indesign non è una passeggiata). In questo modo so di cosa parlo davanti al cliente che mi manda un testo scritto in word e che mi dice che non posso farlgi pagare così tanto un copia-incolla.
Il primo lavoro di correttore di bozze l’ho dovuto fare per Geox. Nel 2004 la società è stata quotata in borsa e quindi si è dovuto pensare al bilancio. 136 pagine di testi, grafici e tabelle da correggere, non solo nella possibilità di refuso da parte dei redattori del bilancio, ma anche nei possibili errori di trasposizione da Excel a Indesign e negli errori di impaginazione, di font che saltano e tutto ciò che a monitor può sfuggire dall’occhio acuto dell’impaginatore di questi lavori. Ovviamente tutto questo in due lingue: italiano [.pdf circa 7Mb] ed inglese [.pdf circa 7Mb].
Fu un lavoro titanico (tra l’altro a giorni dovrebbe arrivare il prossimo… aiuto!) ma non sterile: ad oggi, ogni volta che leggo qualcosa di stampato, molto spesso i refusi mi saltano agli occhi*, con lo stesso effetto che si vede in A beautiful mind quando il buon John Nash cerca di interpretare un codice.
*questo ovviamente non implica che questo blog sarà scevro di refusi



















[...] Certo, i refusi sono sempre a portata di mano.
Come (non) scrivere un curriculum vitae | Accountentando | 7 Ottobre 2008[...] Certo, i refusi sono sempre a portata di mano. Lo so per certo visto che faccio spesso anche il correttore di bozze, ma credo che su un testo di una facciatina (non ho contato le battute) ci siano una serie così [...]